Agnès Violeau : Estratti di "Let there be light" Nathalie Junod-Ponsard, o l'abbagliamento poetico

Il mondo è tutto ciò che ha luogo.
(Ludwig Wittgenstein)

Da sempre la luce è una delle preoccupazioni maggiori dell'arte. È lo strumento della visibilità, la condizione attraverso cui il mondo appare. Per Nathalie Junod-Ponsard è la materia prima con cui costruire l’opera.
Le sue installazioni, concepite tenendo conto delle condizioni specifiche e concrete e della loro esposizione, partono dal postulato sviluppato dai discepoli di "Light and Space" sull'integrazione della luce in un spazio scelto. Nathalie Junod Ponsard trascina il visitatore in un stato ipnotico, come una nuova sperimentazione fisica ed emotiva, una omeostasi effimera offerta ad un percorso dell’occhio e del corpo immersi nella materia luminosa messa in atto e in situazione.

Percorrere l'opera di Nathalie Junod Ponsard è un po’ come attivarsi: spostando la visione, si scopre la sensazione. Il corpo diventa oggetto di sperimentazione. Provocando uno dopo l'altro l'abbagliamento, la sospensione e la vertigine, Nathalie Junod Ponsard crea una narrazione colorata e luminosa modificando, attraverso diversi dispositivi, la nostra visione retinica. Gli effetti di volumetria e di densità provocati dalla luce e il colore modificano i riferimenti spazio-temporali. Il contesto definisce la cornice delle zone pittoriche.

Junod Ponsard ha scelto di invertire il rapporto usuale tra oggetto e illuminazione. La luce non è più uno strumento ma un tema a pieno titolo. A questa luce si aggiunge il colore con le sue qualità biologiche (Pharmakon in greco) e le sue influenze sull'umore vista la capacità di tensione caratteristica di alcuni colori: l'indaco con l'arancione, suo complementare, provoca una sensazione di vertigine e rovescia gli effetti di volumetria, il magenta con il verde provoca uno squilibrio. Il colore così filtrato, violento, ipnotico, c'immerge malgrado la nostra volontà in differenti stati : vicinanza, slancio, attrazione, svuotamento, allontanamento, debolezza. Lo spettatore è sottoposto, corpo e anima, a un'esperienza straniante che rivela la relazione intrinseca tra il suo essere fisico e il mondo.

 

Le opere di Nathalie Junod Ponsard possono essere viste come altrettanti simboli dell'esposizione del mondo alla nostra percezione e al nostro intelletto (Barthes), ma anche come un segno, un codice ipnotico che mostra la singolarità della situazione di esposizione. 
Ci si accorge che la relazione tra gli spazi dell'esposizione e l'opera può favorire nuove risonanze, nuove propagazioni.

Agnès Violeau
dicembre, 2006.
Storica, critica d’arte e curatrice di mostre