Christophe Kihm : Déferlante (frangente) di Nathalie Junod Ponsard

Nel progetto Frangente di Nathalie Junod Ponsard, sono riuniti i due elementi essenziali intorno ai quali si articola la ricerca dell'artista: cioè un luogo, i sotterranei di Palazzo Farnese, qui riproposto in un gioco di intensità luminose. Questo intervento in situ attraverso la manipolazione della luce richiede, preliminarmente, l’individuazione di un spazio, l'analisi delle sue coordinate per poterle poi modificare, alterare, ridefinire con l'aggiunta di un elemento supplementare, la luce. Ma sia per Frangente sia per le altre installazioni in situ di Nathalie Junod Ponsard, non si tratta di produrre un’illusione spaziale per mezzo di un artificio luminoso: Frangente propone un’esperienza dello spazio, che mobilita o meglio immobilizza, il corpo e lo spirito dello spettatore. Perché gli interventi nello spazio di Nathalie Junod Ponsard non evidenziano i contorni o i rilievi dei siti dove vengono effettuati, ma ne modificano la densità. In questa pratica artistica risuona non solo l'eco lontana, ma anche l'ampliamento e lo spostamento degli esperimenti di Matisse quando dichiara che " i (suoi) quadri sono composti da quattro o cinque colori che contrastano fra loro, procurando sensazioni di energia." Perché l'opera di Nathalie Junod Ponsard realizza un programma in cui la regolazione del colore è soggetta a variazioni secondo le modificazioni di due parametri, cromatici ed elettrici, che consentono di superare le soglie d’intensità e di iniettare nuove energie nell’architettura e nell’ambiente. Queste nuove energie provocano sensazioni che variano per gradi, in un registro che spazia dall'abbaglio all'anestesia, della sparizione o dall’annullamento alla vertigine e che, sempre, associano alla perturbazione fisica dei riferimenti spaziali per effetto della saturazione elettrica, una perturbazione fisiologica dei riferimenti percettivi dovuta all’eccesso d’informazione retinica. Questi effetti di spaesamento si instaurano fra il sito e lo spettatore, in una serie di spostamenti, poiché l'esperienza dell’opera è continuamente modifica dalla posizione e dal movimento dell’osservatore: interno/esterno, fuori/dentro, velocità/arresto, diventano allora gli estremi all’interno dei quali si determinano, al livello fisico, regimi intensivi dentro lo spazio. Questa dimensione performativa del lavoro di Nathalie Junod Ponsard completa una definizione dell’opera in cui la riconfigurazione di un luogo vale sempre come la configurazione di un'esperienza, poiché è nella differenza di relazione fra il corpo e lo spazio, lo spettatore e il luogo, che si determinano nuovi riferimenti che smaterializzano e ri-materializzano una presenza.

Christophe KIHM 
Critico d’arte e curatore di mostre.
È membro della redazione di "Art press" e insegna all'Alta Scuola di Arte e di Design di Ginevra