Marie-Christine Loriers : Vertigine in assenza di gravita, Bauhaus

La luce non è fatta di fasci, è una materia costituita di particelle. Tale è il presupposto su cui Nathalie Junod Ponsard basa il suo lavoro. Nell'agosto 2004, ha riempito la scuola di design del Bauhaus a Dessau, progettata da Gropius, con un bagno di colori. Al primo piano, una rotazione, arancione ed indaco (colori complementari) trasfigura l'edificio portando una rilettura mutevole della sua facciata di vetro traforata da un’esile struttura d’acciaio e degli spazi interni realizzati in cemento. Contrariamente agli artisti della luce che producono linee virtuali come Verjux, e più similmente al lavoro di Turrell o della belga Ann Veronica Janssens, Nathalie Junod Ponsard insegue l’opera senza concessione. A Dessau, fine agosto, il Farbest celebra il colore, questo anno, l'arancione. L'artista l'ha raddoppiato con il suo complementare, l'indaco, per svegliare le percezioni che scaturiscono da questa complementarità, fino a provocare la vertigine. Qui non si tratta di colore decorativo, pittorico, no, il volume è saturato da un anello di luce colorata che gira. Unito, intenso, bagnando ogni m3 senza strappi, di arancione e poi di blu indaco. Un colore spinge l'altro, prende il suo posto per sparire e ritornare, girando all'infinito. Nessuna cesura, non un tratto di oscurità. Appena la retrocessione progressiva dell'arancione e del blu creano l’impressione retinica di un bianco subito negato. Fenomeno fisico. Ma anche esperienza corporale totale. Uno schermo di calco opacizza gli interstizi. La luce trasforma il paesaggio, tinge le masse di muri, pavimenti, alberi, aria. NelI'arancione, I'ombra passa al blu e viceversa. Dietro la facciata, i profili si volatilizzano in colore spostato rispetto alla dominante. N.Junod Ponsard cancella il concetto di ombra, e quello di grigio. Passa al setaccio il nero sulla soglia di grandi studi vuoti, in cui lo spettatore è aspirato da un'immersione luminosa e mobile. Lo spettatore fa corporalmente I' esperienza di un mezzo altro. I mezzi impiegati per giungere a questo effetto in apparenza elementare - un volume luminoso arancione e blu che gira regolarmente - sono usati per raggiungere le finalità del progetto. Al centro dello studio, un track accoglie 48 proiettori con filtri arancioni ed indaco. Questi si accendono e si spengono secondo un ritmo definito da una programmazione informatica. Addebito: 56000 watt. Allo scarto, la regia digitale, tavolozza delI'artista, diventa ragione della magia. Perché, sul posto, anche se i proiettori non si vedono e la causa della vertigine sfugge alla coscienza, ed il visitatore, come sospeso, si fa spugna, medusa, respira il colore. Chi dirà che le ombre sono grigie?

Marie-Christine Loriers. Redattrice capo delle rivista Technique et Architecture